Persona offesa e Parte civile

La persona offesa dal reato e la parte civile

Alla persona offesa il codice riconosce un ruolo meramente penalistico e cioè un interesse ad ottenere soltanto la persecuzione penale del colpevole del reato; viceversa al danneggiato che si sia costituito parte civile il codice pretenderebbe di riconoscere un ruolo meramente civilistico, e cioè vorrebbe soltanto tutelarne l\’interesse ad ottenere il risarcimento del danno. La scelta del codice ha un primo riflesso sulla struttura del procedimento penale. Nelle indagini preliminari è tutelata soltanto la persona offesa da reato nel suo interesse penalistico ad ottenere il rinvio a giudizio dell\’imputato. Dopo la formulazione dell\’imputazione i ruoli appaiono capovolti. La persona offesa (in quanto tale, e cioè se non si costituisce parte civile) puಠsolo presentare memorie ed indicare elementi di prova, ma non ha la possibilità  di partecipare all\’udienza preliminare nè al dibattimento; viceversa soltanto la parte civile puಠparteciparvi. In sostanza, la persona offesa dal momento in cui il pubblico ministero formula l\’imputazione, si vede riconosciuti poteri processuali soltanto se esercita l\’azione civile nel processo penale.

Il codice attribuisce alla persona offesa la qualifica di soggetto del procedimento; la qualifica di parte le viene riconosciuta soltanto se, nella veste di danneggiato dal reato, la persona offesa abbia esercitato l\’azione risarcitoria costituendosi parte civile. Il codice penale prevede anche un caso di persona offesa di creazione legislativa. Ai sensi dell\’art. 90, comma 3, qualora una persona sia deceduta in conseguenza del reato, le facoltà  e i diritti previsti dalla legge in favore della persona offesa sono esercitati dai prossimi congiunti, e cioè dai parenti e dagli affini fino al terzo grado (art. 307, comma 4, c.p.). La persona offesa dal reato puಠesercitare due tipi di poteri: puಠsollecitare l\’attività  dell\’autorità  inquirente; puಠindicare elementi di prova nel corso del procedimento, escluso il giudizio di cassazione.

L\’offeso gode, prima di tutto di un potere di carattere informativo; egli riceve l\’informazione di garanzia contenente l\’avviso della facoltà  di nominare un difensore. L\’informazione di garanzia è inviata del pubblico ministero quando questi sta per compiere un atto garantito nei confronti di un indagato: se mancano queste condizioni, l\’informazione di garanzia non deve essere spedita alla persona offesa, che pertanto non riceve nessuna comunicazione ufficiale dell\’esistenza di un procedimento in corso e dunque non è messa in grado di esercitare alcun diritto. La persona offesa ha un ulteriore diritto di informativa che consiste nell\’avviso della data e del luogo nel quale si svolgerà  l\’udienza preliminare (art. 419, comma 1). Tale avviso serve a mettere l\’offeso in grado di valutare se gli convenga costituirsi parte civile.

Passiamo adesso ad analizzare i poteri di partecipazione al procedimento che puಠesercitare la persona offesa che abbia nominato un difensore. Quest\’ultimo puಠlimitarsi ad assistere ai pochi atti di indagine per i quali è ammessa la sua presenza e che si riducono, in sostanza, all\’accertamento tecnico non ripetibile; oppure puಠattivarsi fino a svolgere le c.d. investigazioni difensive. La persona offesa (personalmente o a mezzo difensore) puಠchiedere per scritto al pubblico ministero di promuovere incidente probatorio, nel quale venga assunta una prova non rinviabile al dibattimento. In ogni caso se l\’incidente probatorio si svolge il difensore della persona offesa potrà  parteciparvi e chiedere al giudice di rivolgere domande alle persone sottoposte ad esame (art. 401, comma 5). Infine, alla persona offesa sono riconosciuti poteri di tipo prettamente penalistico che cioè tendono a tutelare il suo interesse ad ottenere il rinvio a giudizio dell\’imputato. All\’offeso non è attribuita una vera e propria azione penale e cioè il potere di chiedere al giudice il rinvio a giudizio dell\’indagato. Viceversa, gli sono attribuiti poteri di controllo sull\’attività  del pubblico ministero; essi consentono all\’offeso di mettersi in contatto col giudice per le indagini preliminari e presentargli le proprie conclusioni in due delicate ipotesi, e cioè quando il pubblico ministero abbia chiesto al giudice la proroga degli indagini (art. 406, comma 3) o l\’archiviazione (art. 408, comma 2). Nei due casi la richiesta del pubblico ministero deve essere notificata soltanto alla persona offesa che, in precedenza, abbia formalmente chiesto al medesimo di essere informata.

Restano tuttavia dei vuoti di tutela; e cioè, vi sono casi nei quali all\’offeso non è concesso di mettersi direttamente in contatto con il giudice per le indagini preliminari. Puಠaccadere che in concreto il pubblico ministero resti inerte nel modo pi๠assoluto nonostante il decorso del termine per le indagini; e cioè non presenti nè la richiesta di proroga nè la richiesta di archiviazione nè la richiesta di rinvio a giudizio. In questi casi l\’art. 413, comma 1, riconosce alla persona offesa il potere di chiedere al procuratore generale presso la corte d\’appello di disporre l\’avocazione, che peraltro è obbligatoria. Ma se il procuratore generale resta inerte, l\’offeso non ha rimedi; soprattutto non puಠchiedere alcun provvedimento al giudice per le indagini preliminari.

Nelle altre situazioni che veniamo ad illustrare le norme del codice prevedono rimedi di carattere processuale, che necessitano tuttavia che la persona offesa sia attiva, e cioè provveda a sollecitare il pubblico ministero. In particolare la persona offesa ha l\’onere di dichiarare, nel corso delle indagini preliminari, la volontà  di essere avvisata in caso di richiesta di archiviazione (nel qual caso riceverà  notifica della richiesta con l\’avviso della facoltà  di proporre opposizione nel termine di dieci giorni “ art. 408) o di proroga delle indagini preliminari (nel qual caso riceverà  notifica della richiesta con l\’avviso della facoltà  di presentare memorie – art. 406).

La parte civile costituisce un soggetto eventuale del processo penale. Diviene tale colui al quale il reato ha recato danno, ovvero i suoi successori universali, al fine di ottenere la restituzione o il risarcimento del danno dall\’imputato o dal responsabile civile[1].

La costituzione di parte civile rappresenta il modo in cui l\’azione civile viene inserita nel processo penale. L\’azione civile presuppone la legittimazione all\’azione relativa e, quindi, il diritto sostanziale al risarcimento. àˆ anche necessaria la capacità  processuale, sicchè i soggetti che non hanno la capacità  di agire devono essere rappresentati, oltre che autorizzati o assistiti.

L\’atto introduttivo dell\’azione civile nel processo penale è l\’atto di costituzione di parte civile oppure l\’atto di trasferimento in sede penale dell\’azione civile, già  promossa nella sua naturale sede. La formalità  di costituzione di parte civile prevede sempre una dichiarazione scritta, sottoscritta non dal danneggiato ma dal suo difensore, munito di procura speciale a lui conferita dall\’interessato. La costituzione di parte civile, a seconda del momento in cui interviene, va presentata in udienza ovvero depositata nella cancelleria del giudice investito del processo e successivamente notificata alle altre parti (art. 78 c.p.p.). Essa presuppone in ogni caso la pendenza dell\’azione penale, sicchè il momento iniziale di azionabilità  della pretesa civilistica coincide con l\’esercizio dell\’azione punitiva stessa. Infatti, la costituzione di parte civile puಠavvenire non prima dell\’udienza preliminare; trattandosi di una vocatio in iudicium, occorre che del processo sia investito un giudice; il che avviene, per la prima volta, nell\’udienza preliminare, mentre nell\’incidente probatorio il procedimento versa ancora nella fase pre-processuale delle indagini preliminari e non si ha ancora un imputato.

L\’azione civile puಠessere proposta fino alla fase degli atti introduttivi del dibattimento, allorchè il giudice verifica la instaurazione del contraddittorio tra le parti. Una volta aperto il dibattimento non è quindi pi๠possibile ampliare la lite con l\’azione civilistica (artt. 484 e 491 c.p.p.).

Una volta intervenuta, la costituzione di parte civile produce i suoi effetti in ogni stato e grado del processo, dunque l\’atto di costituzione non va ripetuto in sede di Appello e Cassazione, nè puಠessere oggetto di impugnazione.

La revoca della parte civile consiste nella rinuncia ad avvalersi della sede penale, ma non preclude il successivo esercizio dell\’azione nella sua naturale sede civile (art. 82), a meno che la rinuncia alla costituzione di parte civile si associ alla rinuncia al conseguimento del risarcimento del danno.

L\’esclusione della parte civile causa l\’estinzione dell\’azione civile nel processo penale. Legittimati a chiedere l\’esclusione sono l\’imputato, il responsabile civile e il pubblico ministero. Peraltro, l\’esclusione, oltre che su richiesta, puಠessere disposta dal giudice anche d\’ufficio, allorchè rilevi l\’insussistenza dei requisiti per la costituzione di parte civile.

La parte civile puಠproporre impugnazione contro i capi della sentenza di condanna che riguardano l\’azione civile e, ai soli effetti della responsabilità  civile, contro la sentenza di proscioglimento pronunciata nel giudizio (art. 576 c.p.p.). Eccezionalmente puಠproporre impugnazione anche agli effetti penali contro le sentenze di condanna e di proscioglimento per i reati di ingiuria e diffamazione.

L\’art. 78 indica le formalità  necessarie alla costituzione di parte civile. Tale norma prevede anzitutto la necessità  di indicare specificamente chi si costituisce parte civile e l\’imputato nei cui confronti viene esercitata l\’azione civile. La dichiarazione deve poi contenere il nome ed il cognome del difensore e l\’indicazione della procura speciale e deve essere sottoscritta dal difensore. àˆ infine richiesta l\’esposizione delle ragioni che giustificano la domanda e cioè l\’indicazione della causa pretendi nonchè l\’indicazione del quantum del risarcimento richiesto.

Per completezza di esposizione occorre rilevare che il danneggiato puಠanche compiere scelte alternative alla costituzione di parte civile per ottenere il risarcimento del danno. Da un lato, puಠesercitare l\’azione davanti al giudice civile; da altro lato puಠrestare inerte e, cioè, non esercitare il diritto nè in sede penale nè in sede civile. Se il danneggiato resta inerte corre il rischio che il giudice penale assolva l\’imputato con una formula ampia, che acquista la forza del giudicato. Infatti, quando il danneggiato è stato messo in grado di partecipare al processo penale e non ha voluto costituirsi parte civile, la sentenza di assoluzione con formula ampia gli impedisce di chiedere successivamente il risarcimento del danno davanti al giudice civile (art. 652). Nell\’altro caso, e cioè qualora il danneggiato eserciti l\’azione risarcitoria davanti al giudice civile in modo tempestivo (prima cioè che il giudice penale abbia pronunciato sentenza) l\’azione civile puಠsvilupparsi senza subire sospensioni parallelamente allo svolgersi del processo penale (art. 75 comma 2). Vi è un ulteriore vantaggio: una eventuale assoluzione penale dell\’imputato non ha forza di giudicato e, cioè, non vincola il giudice civile nè gli impedisce, eventualmente, di condannare l\’imputato convenuto al risarcimento del danno, ove siano raccolte le prove della responsabilità  penale.



[1] La costituzione di parte civile non è ammessa nei processi penali innanzi al Tribunale per i minorenni stante la loro finalità  rieducativa.



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