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Osservazioni criminologiche sul “plagio”

Nel diritto penale italiano il plagio era considerato un reato. L’art. 603 c.p., infatti, così recitava: «Chiunque sottopone una persona al proprio potere, in modo da ridurla in totale stato di soggezione, è punito con la reclusione da cinque a quindici anni». La citata norma è stata dichiarata incostituzionale con la sentenza n. 96 dell’8 giugno 1981.
Posso affermare con assoluta certezza che in ogni tipo di relazione interpersonale vi è sempre una sorta di plagio, in quanto è praticamente impossibile relazionarsi con un altro essere umano senza lasciare traccia alcuna del nostro “passaggio”. Per questo motivo, in estrema sintesi, il plagio non può essere considerata una fattispecie penalmente rilevante, ed io concordo con la Corte Costituzionale.
Ciò premesso, da un punto di vista squisitamente criminologico, occorre fare delle riflessioni critiche sul fenomeno dell’assoggettamento mentale. Col precipuo fine di contrastare fenomeni contemporanei e perversi come le sette criminali (non necessariamente sataniche), l’estremismo religioso ed il recentissimo “Blue whale”, è opportuno cercare di comprendere le insidiose dinamiche della sottomissione mentale.
Preliminarmente va detto che siamo tutti coinvolti, in maniera più o meno consapevole, nel processo di soggezione e che l’unica reale soluzione per non essere manipolati è quella di prendere consapevolezza della soggezione stessa.
Il manipolatore è un individuo che vuole soddisfare i propri interessi (per quanto irreali o assurdi possano essere!) a spese altrui utilizzando qualsiasi strumento, lecito o meno, tra cui il disprezzo, la censura, la menzogna, la paura, il ricatto, il senso di colpa, la promessa, il desiderio; il controllo del comportamento, del pensiero, delle emozioni, delle informazioni. Si badi bene che c’è una sostanziale differenza tra chi manipola e chi “semplicemente” influenza (come nel caso di un superiore amato e saggio): in chi manipola vi è un’intenzione unidirezionale ed occulta tesa ad ottenere un proprio interesse. Il manipolatore, non avendo maturato un vero senso di responsabilità, è insensibile e non nutre alcun senso di colpa verso chi utilizzerà come mezzo per ottenere il soddisfacimento della propria volontà.
Un tipico esempio di manipolazione, può essere offerto dal film “Gaslight”. Questo vecchio thriller racconta del tentativo di un uomo di portare la propria moglie alla follia attraverso una particolare forma di manipolazione. L’uomo cambiava piccoli elementi nell’ambiente domestico e quando la moglie si accorgeva di questi cambiamenti, lui affermava con determinazione che lei si sbagliava e ricordava male. Il film, carico di angoscia, rende l’idea di come si possa demolire la sicurezza di una persona, portandola lentamente verso il dubbio e l’incertezza, fino ad assumerne il controllo. Con esplicito riferimento alla pellicola, è stato coniato il termine “gaslighting”, che indica il processo con cui si polverizza ogni certezza della persona, facendola dubitare completamente di sé, dei suoi giudizi e delle sue convinzioni, annullandone il senso e lo spirito critico e facendola sentire potenzialmente sempre in errore. Gli effetti del gaslighting sono molto pericolosi perché il manipolato, affidandosi totalmente al manipolatore, può giungere a ritrovare certezze solo nelle convinzioni, nel sentire e nelle credenze del suo carnefice. Questa tecnica di manipolazione prevede l’utilizzo costante di messaggi di svalutazione, che mirano ad offendere pesantemente e a ferire emotivamente la persona che la subisce. Tali messaggi, costantemente ripetuti come un mantra, minano alla radice ogni percezione positiva di se stessi. Il gaslightining è sicuramente una violenza psicologica grave, che nella maggior parte dei casi è perpetuata da soggetti agenti molto vicini come amici, membri di circoli o colleghi di lavoro. Talvolta può configurarsi come un meccanismo inconsapevole, rientrante in quelle che comunemente vengono considerate normali dinamiche sociali relative ai cosiddetti “giochi di potere”.
Solitamente la reazione di un manipolatore scoperto con le mani nel sacco segue un cliché fisso: ostentazione di arroganza e sicurezza, critiche infondate, banalizzazione delle violenze perpetrate, tentativi ridicoli di diffamazione, falsità di vario genere e perfino le minacce, esplicite o sottintese.
In particolare, la diffamazione viene abilmente usata come tecnica di manipolazione per cercare di nascondere scomode verità. Nell’approfondire l’argomento, va palesato che la tecnica di manipolazione che si avvale della diffamazione viene accademicamente definita “il riflesso dello specchio”. La dinamica consiste nel rivolgere alla persona bersagliata false accuse di diffamazione nel tentativo di diffamarla.
Analizzando la casistica, si noti come le storie di manipolazione presentino quasi sempre cinque elementi:
1. contesto sociale “settario”, chiuso, non aperto al mondo esterno;
2. comunicazione unidirezionale;
3. imposizione al manipolato di decisioni che non condivide;
4. utilizzo di metodologie estreme per imporre la propria volontà;
5. tentativo da parte del manipolatore di creare un mito intorno alla propria figura o alla finalità che intende perseguire.
La tecnica di base, tuttavia, resta quella di riuscire a rendersi indispensabili per poter giungere ad un presunto beneficio; ecco perché nelle sette criminali spicca la figura del guru, nell’estremismo religioso vi è sempre un leader carismatico, nel Blue whale è indispensabile la presenza (anche solo virtuale) di uno o più “curatori”. La stragrande maggioranza delle persone, infatti, pur di non affrontare le proprie frustrazioni, preferisce la facile via di fuga dell’illusione. Illusione che, quando riguarda la dignità personale, può innescare modalità manipolatorie davvero “variegate”.



Ciro Sasso

L'autore:

Penalista, Criminologo, Investigatore difensivo (Legge n. 397 del 07.12.2000), nonchè Socio ordinario della I.C.A.A. (International Crime Analysis Association), attualmente l’avv. Ciro Sasso è iscritto al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Napoli ed è tra i pochissimi professionisti in grado di offrire ai propri assistiti, grazie ad una fitta rete di cooperazioni e domiciliazioni, assistenza legale di qualsiasi tipo su territorio nazionale ed internazionale, con illimitata disponibilità di spostamento anche per lunghi periodi di tempo.


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